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#15 la parola “ferita”

Ferita brutta. Colpa di Marianna.
Marianna fa la maglia sul metrò. Siede nel primo posto libero vicino all’uscita. Dalla borsa escono i ferri e un filo di gomitolo di lana. È sicura, i ferri le scivolano fra le dita, le articolazioni li seguono agili e le nocche si muovono veloci. Ogni tanto riposa i polsi, conta le maglie, si lecca il labbro superiore, il rossetto sbiadito non va via. Ha le mani ruvide, ma non smetto di guardarle e una bocca carnosa e piccola. Stamattina il vagone è pieno, io e lei siamo vicinissimi, oggi le offro un caffè, penso. Lei sbuffa, guarda i ferri e sbuffa, si sistema il cappellino di lana sulla testa e sbuffa. Non può sedersi, né lavorare: è agitata. Si mette sulla porta già dalla fermata prima della sua, guarda tra i binari, poi i piedi e le porte si aprono, sta per scendere alla fermata sbagliata, io le sto dietro, ma lei si blocca a piedi giunti. Un passo indietro, mi pesta col tacco, mi piego in due dal dolore e il suo ferro mi sfregia il sopracciglio.

Elena Marinelli

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